Tosach (Prologo)

 

Recente passato.

Borgo di Fionnell, foresta di Whoille.

 

๑♖۞♖๑

 

La luna era lì, il giovane alzò gli occhi e la vide. Se le mani non gli fossero state legate sopra la testa, gli sarebbe bastato allungarne una per carezzarla.

Bianca, opalescente, perfetta.

Quando trovava un varco, nella fitta trama di nuvole minacciose di tempesta, spandeva la sua luce diafana, e illuminava il viso sorridente, smilzo e butterato dell’aguzzino. Era empio d’ingiustificata soddisfazione e scellerata crudeltà.

‘Dammi la forza’ implorò il giovane alla luna, prima di rivedere lo scintillio della fiamma riverberare sul ferro rovente. Si sentì mancare, e con tutto il cuore desiderò cadere dentro a una voragine. Precipitando al centro della terra si sarebbe rotto ogni osso del corpo, ma sarebbe stato meglio che patire quell’inaudito tormento.

Non trovava ragione; non esisteva causa che giustificasse un tale supplizio.

Il panico lo travolse, si accalorò mentre gelidi rivoli di sudore gli intirizzirono la pelle. Tese i muscoli, corde vibranti in attesa, gonfiò il petto, tuttavia capì: non sarebbe mai stato pronto. Strinse i denti, la lingua in mezzo, il sapore del rame si mescolò al fiele. Lanciò un’ultima supplica alla luna, ‘Ti prego, ti prego!’ Strizzò gli occhi, dilatò le narici ‘Dammi il coraggio!’ . Luna glielo aveva già donato tutto. L’ultimo alito era volato via, insieme ai brandelli di pelle dell’orecchio, ora ridotto a un moncherino annerito.

Al giovane non rimase altro da fare che implorare il suo aguzzino.

‘Ti supplico, non lo fare! Basta!’

‘Oh, Vostra Grazia, non sopportate il dolore? Eppure siete così grande e grosso! Mostrate un poco di nobiliare contegno!’ L’aguzzino eruppe in una risata sguaiata, poi, come se si trovasse davanti a un montone da marchiare, poggiò la lama sulla carne della povera vittima. La pelle sfrigolò spandendo nell’aria un odore dolciastro. L’urlo del giovane squarciò il silenzio immobile del bosco.

La luna inorridì: troppa malvagità. Si liberò dalla coperta di nuvole e illuminò la sagoma del giovane: un fantoccio accartocciato, con metà del viso sbrodolante.

Era un tragico miscuglio d’immane sofferenza.


Gealach (Luna) ∽∾☾ ∾∽

 

♔AMON

Presente.

Rifugio Clan Dougherty.

Me ne stavo appollaiato sul davanzale della finestra, erano le due del mattino, minuto più minuto meno, quella era la terza notte di fila che trascorrevo a scrutare il cielo. Aspettavo che Luna facesse capolino.

Sapevo che era inutile quell’attesa, la volta sopra di me, celeste raramente, era un’interminabile macchia d’inchiostro.

In fin dei conti, che cosa avevo di meglio da fare?

Assolutamente, desolatamente, nulla.

Così, proprio come un innamorato bramoso di scorgere nell’oscurità il viso della donna amata, aspettavo. Avevamo un rapporto speciale Luna ed io, fatto di lunghi silenzi, languidi sguardi, carezze a fior di raggi. Da anni, le dedicavo gran parte delle mie notti. Le bisbigliavo odi, vezzeggiandola con appassionate frasi d’amore, sperticandomi in decantazioni della sua rara bellezza. In cambio lei mi donava la sua luce, l’unica capace di scaldarmi il petto. Mi deliziava con la sua discreta presenza quando più forte avvertivo il peso della solitudine. Mi consolava, se rifuggivo l’immagine di me, orripilante caricatura di ciò che un tempo ero stato.

Quella notte, più delle altre, non vedevo luce, non trovavo pace, neppure il pensiero di Luna accendeva la speranza.

Gocce di vita, brandelli di normale esistenza.

Silenzio.

Oscurità.

Senza Luna, Vendetta avrebbe vinto.

Lei non era una dolce innamorata, bensì una lussuriosa amante.

Crudele smania, feroce brama.

Desiderio, intimo e doloroso.

Un’ossessione.

La mia.

Desiderio e vendetta, in mancanza di tutto, abbagliano un uomo più del faro di Mizen Head; ed io stavo affogando in un mare d’Irish Mist, quando Ronald, poche tracce d’intelligenza su una montagna di muscoli, spalancò la porta della Comunanza, e ne guadagnò il centro. Era la copia esatta di Frankenstein Junior. Solo con più capelli.

«Sai che non gradisco essere disturbato quando sono qua. Che cosa vuoi?» Ronald e il suo piccolo cervello sogghignarono.

«Ho un messaggio per te, capo, è importante.»

«Da parte di chi?»

«Brianna, capo»

«Brianna? E Perché mai non è venuta di persona?»

«Non ha potuto, capo» spiegò il soldato tutto muscoli, «l’ho incontrata al passaggio del diavolo. Più sventola del solito, capo, armata fino ai denti, capo, e poi stava andando da Iron, capo»

«Cosa? Perché?» cominciavo a irritarmi con tutti quei capo, inoltre auspicare che Ronald ricordasse dettagli più importanti, oltre all’avvenenza di Brianna, era come sperare che imparasse le buone maniere.

«Non lo so, capo. É riuscito a scovarla.» ‘Razza di bastardo!’ pensai con un sorrisetto sardonico. Quell’Iron Burke era più efficiente della mafia russa. Per quanto ne sapevo, l’ultimo nascondiglio di Brianna e i suoi era in culo al diavolo! Burke era un demonio lui stesso, losco e pericolosissimo, i Clan gli affidavano traffici poco ortodossi come il reperimento di armi o, all’occorrenza, di droghe. Stava tramando qualcosa, oppure aveva novità. Trovai assai strano che Brianna si stesse muovendo senza di me.

«Il messaggio?»

«L’ha scritto qua» Ronald tirò fuori dalla tasca dei calzoni un foglietto spiegazzato. Cercai di stenderlo con le dita, per renderlo leggibile, poi gli feci segno di andare via ma lui restò immobile. Sapevo che, pur volendo sbirciare, non sarebbe stato in grado di comprendere una parola. Il soldato tutto muscoli a stento scarabocchiava il suo nome.

«Ronald?»

«Sì, capo?»

«Lasciami solo» sembrò deluso, borbottando parole incomprensibili, uscì.

Carissimo,

Ho una notizia. Ti prego di essere forte, non lasciare che la rabbia offuschi la tua mente.

L’abbiamo trovata!

Iron l’ha scovata a Kinsale, un piccolo paesino della contea di Galway. Abbiamo frugato nella sua vita e, non ci crederai mai, esiste un modo per attirarla qui. Servirà un tuo aiuto speciale però, e non potrai rifiutarti!

Amon, se l’esca cadesse nelle loro mani prima che nelle nostre, sarebbe la fine. Per noi e per tantissimi innocenti. Ci sarebbe un nuovo “inizio” e questa volta niente fermerebbe la sete di potere dei Molokos.

Con tutto il mio amore,

Brianna.  

 

Il respiro si spezzò, fremiti mi scossero il corpo. Ero incredulo. Sentii le antiche ferite riaprirsi e pulsare di nuovo dolore. Il foglio planò sul pavimento. Le parole che vi erano impresse erano per me fonte di gioia e terribile ansia.

Un nuovo fardello che ingobbiva la mia schiena.

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